Una storia a lieto fine. Grazie Cinzia

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Volontari del Gattile – 9 Novembre 2011

Della protagonista principale, citeremo, per discrezione, soltanto il nome. La storia, invece, la racconteremo in dettaglio. Una bella storia, non solo a lieto fine, ma con quel tocco magico in più che ti riconcilia, almeno per un attimo, con il mondo e ti dà la certezza che esistono persone davvero speciali.

Carpi, domenica 2 ottobre. Per Cinzia, una domenica come tante altre, con il rito del caffè al bar, un’occhiata ai titoli dei giornali, le due chiacchiere con l’amica o il conoscente in tutta tranquillità, senza l’incubo dell’orologio che ti dice che è tardi e devi correre al lavoro. Sembra tutto normale, ma quando Cinzia esce dal bar e si dirige verso il parcheggio nota qualcosa. Tra le macchine in sosta c’è un micetto che si aggira con aria spaurita, visibilmente in difficoltà, chiaramente “fuori luogo”. Molti, forse, avrebbero pensato “che bel gattino” ed avrebbero proseguito per la loro strada, senza riflettere, senza farsi venire un’ombra di dubbio, senza chiedersi: “Ma che ci fa un gatto così piccolo in un posto come questo? Siamo sicuri che non ci sia qualcosa di anomalo?”. Cinzia no. Si ferma, chiede al personale del bar e viene a sapere che il micio è lì già da parecchie ore, nell’indifferenza generale. A quel punto, non ha un attimo di esitazione. Raccoglie il cucciolo, rimuovendolo da quella situazione di pericolo e cerca aiuto. Rintraccia al telefono Aurelia, volontaria del Gattile, e si accorda per portarle subito quel piccolo coso intimorito. Si tratta di un bel gattino di 4 mesi, dal mantello bianco e tigrato, in buone condizioni nonostante la brutta avventura e che, una volta al sicuro nella gabbietta, si rilassa e rivendica la giusta dose di coccole. Sicuramente ha una famiglia e forse qualcuno lo sta cercando preoccupato. Cinzia rinvia i suoi programmi. Appurato che non è ancora pervenuta nessuna segnalazione di smarrimento, aspetta pazientemente che Aurelia scatti una foto al micio e prepari i cartelli da affiggere nell’area circostante il parcheggio, confidando che qualcuno possa vederli e riconoscere il gatto. La stampa non è un gran che, ma con quella stampante in bianco e nero, ormai antidiluviana e anche un po’ sgangherata, non è possibile fare di meglio. Certo, in quadricromia sarebbe tutta un’altra cosa. Il colore degli occhi sarebbe riconoscibile, le striature del mantello più realistiche, quella macchia più contrastata… Ma tant’è, i mezzi a disposizione dei volontari sono questi. Cinzia riparte con i cartelli e comincia il lavoro di affissione. A volte il caso è proprio bizzarro. Mentre armeggia con forbici e Scotch® si imbatte in un cartello che denuncia lo smarrimento di un micio che, ad occhio, sembrerebbe proprio quello da poco recuperato. Chiama il numero di telefono che compare in calce ed in men che non si dica si ripresenta a casa di Aurelia con la proprietaria, che riabbraccia felice il piccolo fuggitivo.

Carpi, domenica 2 ottobre. Per Cinzia, questa non è stata proprio una domenica come tante altre, ma un giorno vissuto sul filo sottile di tante emozioni: l’ansia, la preoccupazione, la speranza, ed infine la gioia per un micio perso e infine ricongiunto con la famiglia, grazie anche e soprattutto alla sua determinatezza ed impegno.

La storia sembrerebbe finita qui. Ma così non è.

Sabato 15 ottobre. Aurelia sente suonare alla porta. È Cinzia, con un grosso pacco; dentro, una bella stampante a colori, nuova di zecca. È un omaggio per il gattile da parte della ragazza, il cui padre gestisce un’importante azienda di vendita e assistenza di macchine per ufficio.

Non sappiamo quali pensieri abbiano attraversato la mente di Cinzia; possiamo solo immaginarli. Siamo certi, però, che quel gesto è venuto dal cuore.

La storia, adesso, è veramente finita. E ci è sembrata proprio una bella storia da raccontare. Un grazie a entrambe le protagoniste. Ad Aurelia, perchè, come volontaria di A.P.A.C, le porte della sua casa (già molto affollata) sono sempre aperte per accogliere ed aiutare un animale in difficoltà. Ma soprattutto un “grazie” a Cinzia per aver anteposto la sorte del micio ad ogni altra cosa e per una sensibilità e generosità che vanno ben oltre il caso raccontato.

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